martedì 8 febbraio 2011

three days Grace


Da qualche anno a questa parte sembra che il Canada rappresenti una sorta di nuova frontiera per chi vuol fare del rock ‘n roll.
Loro sono i Three Days Grace.  A qualcuno questo nome non suonerà nuovo visto che sono in giro per il nord America dal 1997. Hanno pubblicato 4 album e come nella migliore tradizione dei moderni gruppi rock multimediali, hanno piazzato i loro pezzi qua e là in serie televisive, film, tv show. Persino alcuni Wrestlers usano alcune intro delle loro canzoni per fare ingressi trionfali sul ring.
Prendete un paio di cuffie decenti, fatevi un giro sul loro sito. Partirà in automatico un giro di basso effettato che prelude all’esplosione di chitarre elettriche che riempiono  la testa e il cuore. Suono immenso. Una voce appena roca perfetta, quella di Adam Gontier, che disegna melodie immediatamente familiari. Questi sanno fare il loro mestiere. Dimostrano fin dalle primissime note di aver appreso il meglio da tutte le band che li hanno preceduti, hanno imparato i trucchi per piacere senza apparire cloni di qualcun altro, hanno un sound aggressivo ma ritmiche sincopate e saltellanti in grado di farti battere il tempo con il piede.
Hanno la faccia tosta del Bon Jovi dei primi tempi, il look dark alla Cure recentemente tornato alla ribalta con gruppi come Good Charlotte o 30 Seconds to Mars , il suono distorto e d’impatto dei gruppi hard rock dei primi anni novanta (vi ricordate gli Ugly Kid Joe?) e della scena della Seattle dei  Soundgarden e degli Alice in Chains.
Il loro ultimo disco, “Life starts now” è del 2010. I suoni sono curatissimi, definiti, enfatizzati da un drumming preciso, semplice, potente. E le canzoni sono un susseguirsi di adrenalina e respiro, atmosfere cupe e poi esplosioni di vitalità, come a raccontare il succedersi di avvenimenti delle vite dei protagonisti della band, talvolta tormentati con problemi di dipendenza altre volte euforici per le sfide vinte e il ritorno alla vita.
“Life starts Now” sembra essere un mantra d’incoraggiamento, un inno alla rinascita che chiunque può fare proprio.  Così come pare abbiano fatto Adam e compagni. Un quarto album che ha l’energia del primo.
Buon ascolto.

epyllion



Gli Epyllion sono una band emergente canadese, di Ottawa. Il Canada ha una discreta tradizione di rockers di buona qualità con una certa inclinazione al successo (Brian Adams, Alanis Morrisette, Avril Lavigne, James laBrie per citarne alcuni).
Loro sono dei ragazzotti con una grande vitalità, buona tecnica, scrivono una canzone dietro l'altra ed hanno un sound con una maturità che non ci si aspetta da una band emergente. Sono moderni, sorridenti e hanno una caratteristica meravigliosa: sono seri senza prendersi troppo sul serio. Il loro sound è pieno, stratocaster graffiante, basso incalzante, insomma, rock sano. Inoltre rappresentano, con altri che condividono lo stesso approccio, una nuova frontiera nel rock di questo secolo. Cos'hanno di speciale? Nell’era di facebook, twitter, flickr e tutto il 2.0 loro incarnano alla perfezione il concetto di condivisione nel senso moderno del termine. In anni di crisi discografica in cui riesce a emergere solo chi è molto sponsorizzato o che garantisce un ritorno sugli investimenti adeguato, hanno scardinato il concetto tradizionale di produzione di un disco facendosi finanziare il progetto dai fan. Hanno postato la loro musica su un sito olandese (ora tedesco, www.sellaband.com, nda) e chiesto a tutti coloro cui fosse piaciuta la loro musica di contribuire al loro sogno in cambio del cd appena sfornato e qualche altro benefit commisurato alla somma versata. Ce l'hanno fatta. Hanno raccolto la somma richiesta e sono riusciti a registrare, produrre e distribuire le prime copie del loro disco (in tutto il mondo!) e garantire una prima diffusione dei pezzi sulle radio canadesi. Sono visualizzatissimi su youtube, particolarmente attivi nella comunicazione con i fan con newsletter e aggiornamenti delle pagine nei vari social network, fanno concerti in continuazione.Ma, soprattutto, hanno consentito a un migliaio di fan di sognare il loro sogno di rock and roll. Come i rockers di una volta, quando i fan non erano solo dei consumatori di dischi, ma parte dello show.